Era nell’aria già dal giorno della vittoria elettorale. Era nell’aria dal giorno delle nomine del nuovo staff della Casa Bianca. Era nell’aria dal giorno dell’insediamento.

La nomina del nuovo capo dello staff della Casa Bianca, Reince Priebus, aveva lasciato un certo amaro in bocca e insinuato il tarlo del dubbio nella testa dei sostenitori più convinti del nuovo presidente. Priebus infatti rappresenta l’essenza del GOP (Grand Old Party), l’establishment repubblicano neo-conservatore e “never-trumper” e, venduto al pubblico come l’anello di collegamento “necessario” per introdurre Trump alle finezze di corte, ha comunque suscitato numerosissimi sospetti su dove risieda la sua fedeltà…nel Partito, più che nel presidente e, soprattutto, più che nella costituzione. La sua funzione come capo dello staff: supervisionare l’assunzione di personale della Casa Bianca e “filtrare” buona parte di quello che arriva alle orecchie e sulla scrivania del presidente.

La sua propensione per inserire nella cerchia, ristretta e non, elementi del GOP da sempre ostili a Trump è d’altronde ben nota, come nota è la sua avversione per i “lealisti”  trumpiani, quasi tutti outsiders, come Kellyanne Conway, Steve Miller e Steve Bannon. Fra questi vi era anche l’ex-consigliere per la sicurezza nazionale, Michael Flynn. Totalmente sgradito all’establishment, è durato poco nella carica ed è stato forse il primo scalpo importante dell’ambiguo Priebus, che magari ha contribuito pure a metterlo in cattiva luce di fronte al vice-presidente Pence, ufficialmente il promotore del licenziamento di Flynn.

Non finisce qui, il famoso testo sul bando provvisorio dell’immigrazione che tanto scandalo ha suscitato, pare sia stato redatto sotto l’occhio “vigile” di Priebus, che ha infatti lasciato spazio a possibilità di ricorso, seppur forzate, avendo come risultato lo stop imposto dai giudici federali del nono circuito di San Francisco, notoriamente liberal. Vediamo cosa succederà con la seconda stesura dell’ordine esecutivo, sperando che lo Jago repubblicano non ci metta di nuovo lo zampino.

D’altronde non si pensa che il capo dello staff sia tutto questo grande genio del male, semplicemente obbedisce alle direttive dei superiori, lo speaker della camera Paul Ryan e il leader della maggioranza repubblicana al senato Mitch McConnell fra questi. Appare piuttosto chiaro infatti che se non fosse per l’ostruzionismo dei presunti alleati, Trump avrebbe probabilmente vita un po’ più facile, essendo i repubblicani in maggioranza al Congresso.

Le continue indiscrezioni su conversazioni del presidente che dovrebbero essere riservate finiscono inevitabilmente nelle mani della stampa, cosa che oltre a far dubitare della lealtà e affidabilità di parte dello staff, fa anche attivamente sospettare dell’ormai noto “stato di sorveglianza” al quale tutti gli americani e non solo sono sottoposti in maniera incostituzionale da dopo l’11 Settembre 2001. I servizi d’intelligence, specialmente CIA ed NSA (National Security Agency), sono ancora compromessi con l’amministrazione Obama, cha ha riempito di fedelissimi le fila dello spionaggio e controspionaggio, tanto che si può dire che al momento attuale, solo Mike Pompeo, nuovo direttore della CIA, sia forse fedele alla nuova amministrazione.

L’obiettivo, almeno per quanto riguarda l’establishment repubblicano, sarebbe quello di rendere ingovernabile il paese, assieme ai democratici, in modo da poter indurre Trump a rassegnare le dimissioni. Se non sembra probabile a prima vista, considerate che si tratterebbe di una “morte causata da mille ferite”. Prima lo stop all’applicazione dell’ordine esecutivo sull’immigrazione, poi le dimissioni forzate di Flynn, sostituito con il generale H.R. McMaster, never-trumper convinto in queste ultime elezioni, mentre da un po’ di tempo a questa parte sono state messe in giro (chissà da chi?…) voci su un prossimo licenziamento del tanto odiato Stephen Bannon, l’ex-direttore di Breitbart News accusato di anti-semitismo (quando Breitbart impiega moltissimi ebrei ed è stato fondato da Andrew Breitbart, anche lui ebreo). Sembra proprio studiato tutto appositamente per provocare ingovernabilità.

Dal canto loro, i democratici stanno facendo tutto il possibile invece per fomentare proteste, disobbedienza civile e vere e proprie sommosse e rivolte di strada, volte a dare l’impressione di un paese diviso e allo sfascio, dominato da tensioni razziali. Queste proteste organizzate non sono, come i media mainstream di regime vorrebbero farci credere, movimenti spontanei di popolo. Sono pagate direttamente da società di proprietà del kapò diventato speculatore miliardario George Soros (amicone dell’ex-premier italiano Romano Prodi, tra gli altri), come la Open Society che abbiamo già visto all’opera in Ucraina, MoveOn.org e numerose altre; ma non solo; anche Barack Obama si sta impegnando a fondo contro il nuovo inquilino della Casa Bianca, finanziando manifestazioni e proteste e cercando di cogliere in fallo in qualsiasi modo possibile le azioni di Trump, tramite la società Lawyers and Ethics, composta da avvocati che monitorano i provvedimenti presi dal governo. Sempre Obama, come regalo d’addio per la fine della sua disastrosa presidenza, ha autorizzato per legge la supervisione, da parte del dipartimento di stato e dei servizi d’intelligence, dei media, naturalmente con il pretesto del contrasto alla propaganda di potenze straniere.

Lo scopo principale dell’élite liberal è quello di tentare di aprire la procedura d’impeachment contro Donald Trump, oltre a voler scatenare rivolte violente nelle maggiori città americane, che poi verranno messe in evidenza dai media di tutto il mondo per dipingere un paese nel caos più totale. La messa in stato d’accusa tuttavia, al momento attuale non è applicabile in maniera realistica, ma non c’è da preoccuparsi, insisteranno anche su questa strada con la costanza psicopatica che caratterizza le sinistre trendy di tutto il mondo.

Ma i presunti liberal saranno sempre i presunti liberal, da che mondo è ormai mondo. No, la minaccia ancora più grave viene dal partito con il quale Donald Trump si è candidato. Oltre a quello di cui abbiano parlato all’inizio, c’è da considerare che la promessa di abolire l’Obamacare sarà dura da mantenere, visto che l’establishment del GOP non ha nessuna intenzione di procedere in tal senso, mentre il ministro dell’istruzione, Betsy DeVos, avrebbe dichiarato apertamente la sua contrarietà a riportare l’educazione nelle mani degli stati e delle autorità locali, come previsto dalla costituzione, che comporterebbe la scomparsa dell’enorme ingerenza del governo federale nell’istruzione scolastica (con conseguente perdita di potere e di introiti). In politica estera, come abbiamo già fatto notare altre volte, Trump dovrà confrontarsi con i fortissimi interessi del complesso industriale militare, quindi degli interventisti più accaniti neo-conservatori e democratici, che stanno premendo per rimanere sulla linea dello stato di guerra e d’emergenza costante in tutto il mondo mantenuto fino ad ora.

In tutto questo, la figura del vice-presidente Mike Pence sta dividendo alcuni dei sostenitori del movimento, fra coloro che sostengono che non agisca con secondi fini e alle spalle del presidente, mentre altri sostengono che possa essere come Lyndon Johnson, il vice di Kennedy (che una volta succedutogli dopo l’assassinio portò avanti l’agenda dei grandi petrolieri, finanzieri e dell’industria degli armamenti) o come George H.W. Bush quando fu vice di Reagan (che gestì direttamente la CIA nelle sua azioni illegali in centro-america e in Iran). La cosa certa è che se per qualsiasi motivo Pence dovesse diventare presidente in caso di dimissioni o di condanna di Trump (o di morte), non sarebbe certo la stessa cosa. Con lui al potere l’establishment avrebbe una persona sicuramente più malleabile e manovrabile per portare avanti l’agenda dell’élite.

Come già abbiamo detto in precedenza, il supporto degli elettori sarà parte fondamentale per mantenere il governo sulla buona strada, ma Donald Trump dovrà senza dubbio correre ai ripari, e alla svelta anche, per porre rimedio all’infiltrazione nel governo e nella Casa Bianca e al sabotaggio interno. Non possiamo pretendere di sapere veramente cosa accade nei circoli del potere americano, ma a volte l’impressione è quella che il presidente USA si fidi un po’ troppo dei repubblicani, che tutto sono tranne che suoi alleati. Se vuole sopravvivere allo “stato profondo” (deep state) dovrà essere consapevole che è stato eletto “per errore” dal punto di vista dei grandi schemi dei globalisti, Hillary Clinton era la predestinata alla vittoria, la marionetta perfetta dei poteri forti e dei grandi interessi finanziari! Dovrà capire che dovrà continuare a essere un rivoluzionario se non vuole uscire di scena in modo probabilmente brusco, se non violento. Non c’è possibilità di compromesso con l’establishment, a meno di non piegarsi completamente al suo volere.

Il tempo delle vie di mezzo sta finendo,in tutto l’Occidente. Mezzi accordi e mezzi compromessi sarebbero soltanto un’illusione di deroga di crisi e crolli di civiltà. Sembra forse una previsione apocalittica, ma a ben pensarci è così. Da tempo sosteniamo che la civiltà e la cultura occidentali si reggono ormai su un filo. Questo filo, da cui dipende anche la sorte della Brexit e dell’indipendenza delle altre nazioni sotto il tallone di Berlino/Bruxelles (che ormai ha sotto di sé anche il Canada), è collegato agli avvenimenti negli Stati Uniti d’America, che piaccia o no, che frustri o no.

Le conseguenze di quello che succederà lì,  forse nei prossimi novanta/centoventi giorni, influenzeranno pesantemente il destino delle nazioni. Restiamo in attesa.

ARN-T

http://www.infowars.com/priebus-on-hook-for-anti-trump-sabotage/

https://www.newshawknetwork.com/government/flynn-resignation-intelligence-community-treason/

https://www.newshawknetwork.com/politics/rino-ryan-mcconnell-needs-obstructionist-democrats-schumer-pelosi/

The Man Who Killed Kennedy – The Case Against LBJ, Roger Stone with Mike Colapietro

Jeb! And The Bush Crime Family, Roger Stone & Saint John Hunt

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...