michaelflynn

Oggi non è un buon giorno per Donald Trump. Le dimissioni del suo consigliere per la sicurezza nazionale, l’ex generale di divisione Michael Flynn, sono state un duro colpo per tutti i sostenitori della sovranità nazionale e sono state viste come segno di debolezza sia dai sostenitori, sia, cosa più nefasta, dagli oppositori.

L’opposizione anti-trumpista, composta non solo dai democratici ma anche dall’establishment repubblicano neo-conservatore e, naturalmente, dai media mainstream, ha unanimamente gioito alla grande vittoria ottenuta. Flynn, secondo le notizie ufficiali, sarebbe stato costretto a dimettersi in quanto avrebbe mentito a presidente e vice-presidente riguardo colloqui da lui avuti quando ancora non era in carica, con l’ambasciatore russo, per “discutere sulla possibilità di rimuovere le sanzioni economiche”. Si era anche vociferato che tutto ciò potesse costituire anche reato, in quanto violazione del Logan Act, una legge del 1799 che prevede l’incarcerazione per i rappresentanti del governo che intrattengano colloqui con paesi aventi dispute con gli Stati Uniti, voce smentita dall’FBI, che ha scagionato Flynn da tale accusa. Il problema quindi, come dichiarato in conferenza stampa dal portavoce della Casa Bianca, Sean Spicer, sarebbe di fiducia, irrimediabilmente persa dall’ex-generale, avendo mentito ai suoi diretti superiori.

Tralasciando il fatto che membri del governo americano, tutti naturalmente globalisti, abbiano ripetutamente intrattenuto colloqui in riunioni segrete del gruppo Bilderberg o della Trilaterale, viene da chiedersi se veramente Trump o il vice-presidente Pence non fossero a conoscenza dei colloqui fra Flynn e i diplomatici russi. Sembra improbabile, dal momento che il presidente eletto ha da sempre voluto rassicurare la Russia in relazione al clima di tensione che l’amministrazione Obama continuava a fomentare anche dopo le elezioni. Flynn avrebbe omesso qualche dettaglio, secondo altri, a seguito del quale il VP Mike Pence avrebbe rilasciato involontariamente dichiarazioni non accurate alla stampa americana. Il tutto sarebbe così grave da richiedere addirittura le dimissioni. Piuttosto strano.

Ma non per chi ormai è abituato a guardare almeno un po’ oltre la cortina di fumo delle dichiarazioni ufficiali e dei media di parte, che hanno come al solito tralasciato una quantità impressionante di dettagli, in barba al lavoro giornalistico, che sarebbero alquanto utili per capire cosa si cela dietro queste dimissioni.

Vi ricordate la “fake news” che circolava durante la campagna elettorale, quella secondo cui il capo dello staff di Hillary Clinton fosse coinvolto con una rete di pedofili? Quella serie di email con discorsi apparentemente insensati, contenenti termini che, secondo niente meno che l’FBI, sarebbero codici utilizzati dai pedofili per i loro traffici online? Be’, pare che non fossero proprio tutte “fake news”. E da subito dopo le elezioni sono cominciati gli arresti, centinaia fra Stati Uniti, Australia ed Europa, allo scopo di smantellare reti pedofili internazionali. Pare che le email ottenute e rilasciate da WikiLeaks, riguardanti la cerchia ristretta di Hillary Clinton, abbiano giocato un ruolo fondamentale che ha portato a questi arresti. Secondo le autorità federali, statali e locali americane come anche secondo la polizia federale australiana e l’Europol, altri arresti seguiranno nei prossimi giorni. Ora, uno dei più accaniti sostenitori della necessità di indagare su questi loschi traffici era ed è, guarda caso, il generale Michael Flynn, osteggiato infatti dallo staff di Hillary Clinton e uno dei principali obiettivi delle campagne denigratorie democratiche. Dà da pensare poi il tweet di Philippe Reines, consigliere della Clinton, con il quale consigliava a Flynn di cercarsi un altro lavoro, questo poco prima della notizia delle dimissioni. La stessa Clinton, sempre su Twitter, avrebbe commentato l’avvenimento dichiarando che questo è ciò che succede a chi divulga false notizie.

Ma non è finita qui. Come ormai sappiamo, anche l’establishment repubblicano cova un forte risentimento per il neopresidente e il suo entourage. Uno degli obiettivi da rimuovere, sempre il nostro Michael Flynn, non un fan delle sanzioni contro la Russia e degli interventi militari sconsiderati in medioriente, tanto cari ai neo-conservatori come Jeb Bush, John McCain, Lindsay Graham, Paul Ryan e Mitch McConnell. Tanto per far capire quanto Flynn fosse amato dall’élite, venne licenziato da Obama per essersi rifiutato di appoggiare i jihadisti di Al Qaeda (o ISIS, è uguale) in Siria per rovesciare il regime di Assad, dichiarando successivamente che non avrebbe consentito che gli Stati Uniti diventassero “l’aeronautica militare di Al Qaeda”.

Il siluramento di Michael Flynn è stato il risultato degli immani e quotidiani sforzi della “cabala bi-partisan” di Washington, sia esterna ma anche interna all’amministrazione Trump. E’ noto che molti membri dello staff provengono dall’ambiente neo-conservatore, e stanno operando come agenti doppi a favore dell’élite. I loro sforzi congiunti, fra democratici, repubblicani e media di regime, hanno ripagato e anche alla svelta. Già dalle restrizioni all’immigrazione dai famosi sette paesi, provvedimento costituzionale e nei parametri della legge, tuttavia respinto grazie al sistema giudiziario connivente, e ora con un altro bel colpo, le dimissioni dell’odiato consigliere per la sicurezza nazionale. Tutto questo è stato ben orchestrato e portato a compimento con maestria. Molti sostenitori del presidente sono concordi, come lo siamo noi, sul fatto che non avrebbe dovuto cedere, perché di fronte a questi “poteri forti” non si può concedere niente. Ogni segno di debolezza è come il sangue fiutato da un branco di lupi affamati. Sarebbe inutile e dannoso fare tentativi di appeasement e fatale cedere alle pressioni esterne. A Marzo sono previste manifestazioni in tutto il paese per mostrare sostegno al presidente Trump. La maggioranza schiacciante della popolazione dovrà farsi sentire, per confermare il sostegno al programma per il quale è stato eletto. Se tutti coloro che l’hanno votato si faranno vedere, non ci sarà gruppo di protesta pagato da Soros o da chicchessia, gruppo comunista, pantere nere e quant’altro che potrà fermarli. Il popolo che ha legittimamente eletto questo presidente dovrà ancora una volta sostenerlo.

Con questa vittoria, con questo “scalpo” che hanno ottenuto, le élite hanno creato un varco nel quale hanno inserito un cuneo, che ora inizieranno a martellare. Pretenderanno altre teste, ne hanno già ottenuta una che non dovevano ottenere. Vorranno la testa di Stephen K. Bannon, di Stephen Miller e di Kellyanne Conway, i consiglieri più vicini a Trump. Solo la gente che l’ha eletto potrà salvarlo dal tracollo e aiutarlo a ritrovare la risolutezza e il “politicamente scorretto” con i quali si è presentato in campagna elettorale. Altrimenti sarà stato tutto per niente.

ARN-T

https://www.dangerandplay.com/2017/02/13/what-general-flynns-resignation-means/

http://www.neonnettle.com/features/720-cnn-to-frame-upcoming-pizzagate-arrests-of-politician-pedophiles-as-trump-coup

http://www.nbcnews.com/id/42108748/ns/us_news-crime_and_courts/t/massive-online-pedophile-ring-busted-cops/

http://www.infowars.com/the-real-reason-general-flynn-was-forced-to-resign/

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