electoral-college

Una delle tante polemiche scaturite dalle recenti elezioni negli Stati Uniti d’America riguarda il fatto che il presidente Donald Trump abbia vinto “inspiegabilmente” le elezioni, nonostante, come viene detto, abbia “perso il voto popolare”. Com’è possibile? L’America è proprio una democrazia da strapazzo, dove la maggioranza non viene tenuta in considerazione, allora? A parte quando viene eletto un democratico, caso in cui il sistema diventa allora improvvisamente equo e giusto e non si discute.

Ma cerchiamo di capire come in effetti sia possibile vincere un’elezione negli Stati Uniti senza avere la maggioranza assoluta dei voti. Allora è vero?! Ebbene, tecnicamente si, è vero. Prima di cominciare a sbraitare di quanto gli USA siano una “falsa democrazia” (ma solo quando vince il candidato “sbagliato”) o simili idiozie, chiederemmo cortesemente se conoscete il sistema elettorale americano e le motivazioni per le quali è stato ideato. Veramente no? Bene! Proveremo a spiegare.

Il sistema elettorale degli Stati Uniti, per quanto riguarda le elezioni presidenziali, non si basa su una vera e propria elezione diretta del presidente quanto piuttosto su un’elezione semi-diretta. I voti vengono contati per singoli stati, i quali, tramite voto popolare, determinano se lo stato sarà vinto dai democratici, dai repubblicani o, teoricamente, da indipendenti. In base al risultato, ciascuno stato invierà un certo numero di rappresentanti dei partiti che formano il famoso collegio elettorale. In sede di collegio elettorale, gli elettori (o grandi elettori) nominati nei vari stati terranno una loro votazione, con la quale sarà confermato il candidato del partito che si è aggiudicato la maggior parte degli stati, quindi di elettori. Il sistema con il quale viene determinato il numero di elettori varia da stato a stato, a seconda della legislazione statale (il Distretto di Columbia, che non è uno stato, dove si trova la capitale Washington, ne assegna 3). Gli stati più grandi hanno comunque più elettori rispetto a stati più piccoli, quindi non si può certo dire che la volontà popolare non venga tenuta in considerazione, anzi. E’ vero che in teoria la costituzione lascia libertà di voto agli elettori del collegio elettorale, ma in molti stati questi sono vincolati dalla legge a sostenere il voto dato dai cittadini mentre anche dove non lo sono c’è comunque un’obbligazione morale che riflette lo spirito della repubblica, ad eccezione di casi particolari di coscienza. Nelle ultime elezioni, Trump si è assicurato la maggioranza dei voti del collegio (304 voti, erano necessari 270 voti per assicurarsi la presidenza, contro i 227 di Hilllary Clinton, con soli due elettori repubblicani che non hanno votato per Trump e quattro che non hanno votato la Clinton).

Ma quali sono le ragioni dell’esistenza di questo sistema apparentemente complicato? Ci sono varie ragioni, che risalgono direttamente alla nascita degli Stati Uniti. La più importante riguarda il fatto che i primi legislatori americani intuirono che ci sarebbe stata una naturale tendenza all’urbanizzazione, quindi alla maggior concentrazione di popolazione nelle grandi città e immediatamente attorno ad esse, e vollero porre in essere un sistema elettorale che riflettesse al meglio la volontà dell’intera nazione, rispetto ad un mero sistema di voto popolare, che avrebbe concesso a poche aree densamente abitate di decidere praticamente da sole l’andamento politico del paese.

Da diversi anni a questa parte ci sono state proposte per abolire il collegio elettorale, ritenuto da alcuni un sistema anacronistico e “anti-democratico”, che pure ha eletto presidenti appartenenti a entrambi i partiti. Un particolare desiderio di abolizione del collegio elettorale è stato naturalmente espresso in queste ultime elezioni, ovviamente da esponenti del Partito Democratico, i quali sono soliti assicurarsi il voto nelle aree più popolate della costa occidentale ed orientale come le aree metropolitane di Seattle, San Francisco, Los Angeles, San Diego, New York, Boston e le città del Mid-West come Chicago e Detroit. Non soprprende quindi che premano per il “voto popolare”, dato che grazie a queste poche zone più popolate, sarebbero in grado di ottenere in modo estremamente facile la presidenza degli USA a tempo virtualmente indefinito, senza tener conto della volontà del resto del paese.

Riassumendo: il collegio elettorale è un sistema secondo il quale vengono nominati da ciascuno stato USA un certo numero di elettori in base al partito che ha avuto la maggioranza dei voti nel singolo stato, in modo che stati con aree più densamente popolate abbiano generalmente lo stesso peso politico e quindi rappresentanza, di stati con meno popolazione. I membri del collegio elettorale successivamente terranno la loro votazione. Per capire, questi sono gli stati vinti da Trump e da Clinton nelle ultime elezioni (in rosso gli stati Trump, in blu gli stati Clinton, con indicazione del numero di elettori del collegio):

us-elections(Wikipedia)

Questi invece i risultati per contea:

uscounties(University of Michigan)

La maggior parte delle zone con più alto livello di urbanizzazione avrebbero teoricamente determinato l’esito delle elezioni in tutti gli Stati Uniti, il che di certo non sarebbe molto rappresentativo. E questo solo se si dà per scontato che non ci siano state frodi elettorali. Nelle aree di confine, in California e nella città di New York ci sono stati numerosi sospetti di voto effettuato da clandestini o da persone che non sono cittadini americani, cosa non troppo complessa considerando che in molti di questi stati non occorre un documento d’identità per poter votare. Non è difficile immaginarsi a chi possa essere andato il voto di queste persone.

In conclusione, il collegio elettorale, per un paese con le dimensioni e le caratteristiche demografiche degli Stati Uniti è, a nostro avviso, un’istituzione necessaria per poter avere una votazione veramente rappresentativa della volontà generale di tutto il paese. Molti dicono che non è democratico, infatti forse non lo è, ma nessuno tiene in considerazione il fatto che gli Stati Uniti, nell’intenzione dei loro padri fondatori, non sono una democrazia ma una repubblica costituzionale, la democrazia essendo vista in quell’epoca soprattutto come una semplice dittatura della maggioranza, ciò che rischierebbe di diventare se le elezioni presidenziali venissero svolte solamente tramite il sistema del voto popolare. Oggi il concetto di democrazia viene troppo spesso confuso con quello di repubblica basata su una costituzione e su libere istituzioni. Non è un caso che numerosi movimenti politici o partiti che si definiscono “democratici” agiscano spesso in spregio agli ideali che dicono di sostenere e al volere della popolazione, e solitamente provengono da ideologie che non professavano niente di libero o “democratico”…comunque, a ciascuno il suo governo, ma ai critici del sistema elettorale e della cosiddetta democrazia americana ci sentiamo di dire che se anche qui da noi, in Europa e in Italia, cominciassimo a essere un po’ meno democrazia e un po’ più repubblica, forse non sarebbe cosa del tutto negativa.

ARN-T

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