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Gennaio 2009: la speranza entra alla Casa Bianca. Nel giubilo mondiale il primo presidente nato da padre nero e madre bianca si insedia alla guida della nazione più potente del mondo e da questo momento forse anche più inclusiva, più verde, più aperta, più giusta per tutti.

“Hope and Change”, quello il motto del futuro e la via da seguire. E truppe a casa e pace in Terra. Dopo otto anni di “guerra al terrore” portata avanti da neo-conservatori da country club, dissipato il velo della vendetta patriottica e della democrazia da esportare a suon di uranio impoverito e di “tecniche di interrogatorio migliorate”, era arrivato il momento di dire basta.

E subito era d’obbligo un premio Nobel per la pace (e 1,4 milioni di dollari che si accompagnano al premio), prima ancora che il nuovo presidente avesse fatto qualsiasi cosa, così, per sostenere la speranza e segnare, per così dire, l’inizio della nuova era.

Senonché questa nuova era è stata segnata dall’aumento vertiginoso degli attacchi con i droni, autorizzati dalla nuova amministrazione, con un totale di circa 100,000 ordigni sganciati in vari paesi mediorientali e africani. Attacchi di precisione? Non esattamente, essendo elevato il conteggio dei “danni collaterali”, cioè gente che non c’entrava nulla finita uccisa, favorendo così l’aumento del numero di affiliati ad organizzazioni terroristiche, sempre più numerose e presenti attualmente in almeno 15 paesi in tutto il mondo, rispetto al 2001/2002, quando la più grande, Al Qaeda, era confinata in linea di massima fra Afghanistan e Pakistan. Il numero di attentati terroristici rispetto all’inizio della disastrosa guerra al terrore è aumentato del 4500%, mentre solo dal 2013 al 2014 ben dell’80%. Come non parlare poi della crisi libica e siriana (e della “Primavera Araba”), altri grandi successi della “speranza inclusiva”, periodi durante i quali Obama ha armato fino ai denti gruppi fondamentalisti islamici e ha fatto in modo che una massa di profughi si riversasse in Europa, mettendo a rischio niente meno che l’intera civiltà occidentale. Molto selettivo nell’accoglienza dei rifugiati in America (musulmani si, cristiani no), ha trasformato posti come Dearborn, nel Michigan e Milwaukee, nel Wisconsin, in “zone sharia” e no-go zones. Per non deludere sulle politiche di inclusività, è stato forse il presidente che come nessuno, almeno da dopo la fine della prima Guerra Fredda, mai ha armato così tanti dittatori in giro per il mondo. Con un debole per l’Islam ma ferocemente anti-russo, ha ufficialmente dato il via alla seconda guerra fredda, imponendo sanzioni alla Russia e appoggiando il golpe “filo-occidentale” in Ucraina e muovendo truppe e installazioni missilistiche in Europa orientale, paesi baltici e Scandinavia (a braccetto con l’Unione Europea), oltre ad armare i jihadisti in Siria, da usare come proxy army contro i Russi.

Durante gli otto anni di Obama, gli Stati Uniti hanno aumentato la propria presenza militare nel mondo, e sono attualmente presenti in ben sette paesi, esclusi i paesi europei confinanti con la Russia. Se aggiungiamo a ciò anche la quantità di bombe sganciate in medioriente ci accorgiamo di quanto il “pacifista” Obama sia stato peggiore anche di G.W. Bush per quanto riguarda le azioni militari catastrofiche. Ma non solamente per quello, anche il debito pubblico, già portato alle stelle dal predecessore neo-con, è triplicato sotto l’amministrazione Obama.

Non so se sia ancora possibile chiedersi, dopo aver notato la natura guerrafondaia dell’agitatore di Chicago nato alle Hawaii e vissuto in Indonesia (già, il certificato di nascita esibito sul sito ufficiale della Casa Bianca risulterebbe falso, secondo un’indagine condotta nel corso di almeno 5 anni dallo sceriffo della contea di Maricopa in Arizona, Joseph Arpaio, e dall’investigatore forense Mike Zullo, il tutto bellamente ignorato dai media), verrebbe da chiedersi quanto abbia rispettato la costituzione e le istituzioni americane nonché i diritti dei cittadini. Ebbene una svolta rispetto all’incostituzionale Patriot Act, autorizzato da George Bush, c’è stata nel 2011, quando Obama ha firmato il Patriot Act 2, continuando ad autorizzare la detenzione indefinita senza processo o prove e la tortura, oltre ad autorizzare ogni tipo di intercettazione illegale sui cittadini americani e su paesi alleati, come rivelato tra gli altri dall’espatriato Edward Snowden. Gli ordini esecutivi con i quali Obama ha scavalcato il Congresso sono innumerevoli, da quelli per mettere in pratica provvedimenti anticostituzionali per il “controllo delle armi”, a quelli per la confisca e l’acquisizione illegittima di terreno da parte del governo federale, andando contro il principio della sovranità statale e locale, fondamento della costituzione degli Stati Uniti. Congresso totalmente ignorato anche per lo sciagurato intervento in Libia e per la ratifica incostituzionale del TPP, il Trans-Pacific Partnership, l’accordo di libero scambio con la Cina, immediatamente abrogato da Donald Trump, appena insediatosi alla Casa Bianca.

Durante il suo discorso d’addio, Barack Hussein ha detto di aver “creato lavoro” e “migliorato le relazioni fra razze”. Niente di tutto questo si avvicina a minima verità. Avrà pure creato lavoro, ma probabilmente in Cina e Messico, dove le aziende se ne andavano per evitare i vincoli a cui sarebbero state sottoposte negli USA. Secondo un rapporto governativo di fine presidenza, il numero di non appartenenti alla forza lavoro quando Obama assunse la carica nel 2009 era di 80.529.000 persone; alla conclusione del suo mandato gli Americani fuori dalla forza lavoro sono 95.102.000. Per quanto riguarda i rapporti fra bianchi, neri, ispanici, minoranze e quant’altro non sono altro che peggiorati grazie a un presidente che non ha perso occasione per dividere il popolo americano, non facendo assolutamente niente, con la connivenza in molti casi di amministrazioni locali democratiche, per migliorare le condizioni lavorative (l’abbiamo appena detto) e di vita delle periferie povere delle grandi città, abitate in maggioranza da neri, utilizzando questa condizione di povertà per instillare ancora di più l’odio razziale verso il nemico bianco “privilegiato”. Recentemente ricordiamo da parte di Obama le condanne a spada tratta delle uccisioni di neri da parte di poliziotti (in molti casi essi stessi neri o appartenenti a minoranze), senza aspettare che venissero chiariti gli avvenimenti, mentre rimaneva quasi indifferente di fronte all’uccisione di  diversi agenti di polizia a Dallas, nel Texas, in seguito al clima di odio fomentato dal movimento Black Lives Matter, sponsorizzato dallo specialista del caos George Soros e appoggiato dal presidente uscente.

Anche la promessa della sanità “gratis e per tutti” è stata un totale disastro. L’Affordable Care Act, altrimenti noto come Obamacare, è stato un impegno non mantenuto e non mantenibile, volto solamente a raggiungere lo scopo al quale Obama, democratici e molti repubblicani hanno da sempre mirato: il progressivo aumento del potere del governo centrale. Questo argomento da solo merita una trattazione separata, ma proveremo a sintetizzare. Tutta la manovra Obamacare si è basata sulla menzogna che questa non avrebbe comportato cambiamenti per chi avesse voluto mantenere la propria assicurazione. Quello che è accaduto è che molti Americani hanno perso l’assistenza sanitaria in quanto la propria assicurazione non prevedeva i nuovi vincoli imposti dalla “riforma”, e ciò ha provocato un aumento vertiginoso dei costi, tant’è che in alcuni stati il provvedimento è stato annullato, per non parlare dei licenziamenti o delle retrocessioni da impieghi da tempo pieno a part-time da parte dei datori di lavoro per evitare ulteriori tasse sulla sanità. Con l’obiettivo (dichiarato) di “garantire a tutti” cure mediche, Obama ha fatto perdere l’assistenza sanitaria a milioni di persone in tutta la nazione (e ora si preoccupano per chi potrebbe “perdere l’assistenza garantita da Obamacare“. Forse nessuno).

Sembra ormai dimenticato anche lo scandalo dell’operazione Fast and Furious, se mai è stato nominato, specialmente sui nostri lidi. Questa doveva essere un’operazione condotta dall’agenzia federale di dubbia fama e triste memoria (massacri di Waco e Ruby Ridge), il (B)ATF (Bureau of Alcohol, Tobacco, Firearms and Explosives), che di fatto ha consistito nell’obbligare venditori di armi privati a vendere i propri articoli a persone collegate ai cartelli della droga messicani, le armi sarebbero state tracciate per poi poter condurre all’arresto di membri dei cartelli che si fossero infiltrati negli Stati Uniti. Sembra un po’ rischioso e insensato? Forse perché lo è! Le armi furono chiaramente perse, e servirono soltanto per armare ulteriormente i narcos, che causarono la morte di numerosi civili messicani, americani e di un agente della Border Patrol (la guardia di frontiera), Brian Terry. Lo scopo non era tanto quello di contrastare i trafficanti, quanto di mettere in evidenza il fatto che questi potessero facilmente acquistare armi nei negozi di armi americani, in modo da poter insistere su politiche ridicole di controllo delle armi (che da secoli i cittadini americani hanno il diritto di detenere e portare per difesa), uno degli scopi principali dell’agenda Obama. Una volta scoppiato lo scandalo e istituita una commissione d’inchiesta del Congresso, il presidente ha imposto l’executive privilege (privilegio esecutivo), per affossare l’indagine.

E adesso, alla fine del suo secondo mandato, è interessante notare come anche per i media sia difficile esaltare le politiche di Barack Obama. L’unica cosa su cui possono mettere l’accento è, come al solito, la “speranza” (ma dai…) che ha rappresentato per il mondo (come i fan di Castro e Che Guevara), e c’è anche chi prova a difendere addirittura l’Obamacare e una fantomatica ripresa economica (?) avvenuta sotto la sua amministrazione.

Ma qualche pazzo fuori dal coro esiste ancora, e non crede alla favoletta di Obama, di Hillary, del riscaldamento globale, del “tutto gratis” e dell’unione mondiale senza confini (ma in povertà e sotto il giogo dell’ 1% di elitisti).

Per chi la pensa così, più che Hope and Change, speranza e cambiamento, il piano dell’ “ordine mondiale progressista” (come definito da Joe Biden all’incontro di Davos) sembra più Hope and Chains, speranza e catene.

ARN-T

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