muslimban

In questi giorni il neo-presidente americano, Donald Trump, ha fatto ancora una volta scalpore e suscitato, ancora una volta, grandissima indignazione in America e nel mondo a causa della firma di un ordine esecutivo che dovrebbe “prevenire l’ingresso di terroristi” negli Stati Uniti. Tale ordine esecutivo consiste nell’impedire per 12o giorni l’accesso al territorio nazionale americano ai rifugiati in attesa di ricollocamento e per 90 giorni ai cittadini di di 7 paesi: Iran, Iraq, Somalia, Yemen, Libia, Sudan e Siria. I rifugiati provenienti da quest’ultimo paese avranno l’ingresso sospeso fino “a data da destinarsi”. I cittadini americani che viaggino di frequente nei suddetti paesi potranno essere sottoposti a più accurate verifiche una volta che rientrino negli USA, come del resto già ampiamente previsto dalla legge, mentre i possessori di carta verde, il permesso di soggiorno permanente, cittadini dei paesi inclusi nella lista saranno valutati caso per caso (ma in generale non avranno problemi, come poi specificato da un portavoce del presidente).

Una delle prime aspre critiche verso il provvedimento è stata di essere un “bando contro i musulmani”. Pur essendo vero che i paesi interessati dal blocco temporaneo sono a prevalenza musulmana, non rappresentano assolutamente la maggioranza della popolazione musulmana mondiale, che abita nazioni che non sono incluse nell’attuale provvedimento (come Indonesia, Pakistan, India, Bangladesh, Nigeria, Egitto, Algeria, Marocco, Turchia, repubbliche ex-sovietiche dell’Asia Centrale ecc.) e i cui cittadini sono liberi, previ i normali controlli di frontiera, di fare ingresso negli Stati Uniti.

Subito schiere di avvocati e attivisti si sono presentate negli aeroporti americani per protestare contro il fermo temporaneo di alcune persone potenzialmente interessate dal blocco (tutte tranquillamente rilasciate). Il senatore democratico Chuck Schumer si è anche messo a piangere mentre diceva quanto fosse “di natura cattiva” il provvedimento, e vari giudici di simpatie “progressiste” si sono affrettati a dichiarare incostituzionali le nuove norme. Per carità, liberi di pensarlo, come i dimostranti sono liberi di protestare nelle piazze e negli aeroporti. Ma lasciateci liberi di chiedere perché mai nessuno abbia alzato un dito, tranne oscure associazioni per i diritti civili e degli immigrati neanche menzionate dai media, quando nel 2011 il campione dei più deboli Barack Hussein Obama, autorizzò una sospensione temporanea di profughi iracheni, guarda un po’, proprio per il “rischio attentati”. Non finisce qui, perché fra il 2015 e il 2016 i paesi interessati dal provvedimento, poi tramutato in legge senza difficoltà alcuna, sono diventati per l’appunto sei, i soliti che troviamo oggi nel dibattuto ordine esecutivo di Trump!

Ma che dire, come si sono zittiti tutti quando un democratico ha bombardato e ucciso più del contestato predecessore Bush e ha contribuito ad aggravare il problema dei rifugiati e del terrorismo internazionale, non c’è da stupirsi se ci sia stato silenzio assoluto anche su leggi volte a regolare l’immigrazione. Cos’è? Era forse sensato sotto Obama ma non sotto Trump? L’ipocrisia sta raggiungendo livelli mai visti prima e secondo noi, nonostante tutto, il bello deve ancora venire.

 

ARN-T

 

 

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